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Verso il possibile Veto alle sanzioni russe. Ma quanto ci costano?

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Salvini ha annunciato che l’Italia sta valutando anche un possibile veto nei confronti della riunione europea di fine Giugno per la conferma delle sanzioni alla Russia. Questo nuovo Governo non h mai nascosto la sua posizione: deve essere confermata la fedeltà agli alleati e alla Nato ma al tempo stesso deve esserci un’apertura nei confronti di Putin. Ma cosa sono queste sanzioni e quel è l’impatto sul nostro Paese? Le sanzioni sono entrate in vigore nel 2014 quando la Russia ha annesso la Crimea contro il volere della comunità internazionale. Le sanzioni sono state confermate ed inasprite dopo il presunto avvelenamento con gas nervino russo di una ex spia sovietica in territorio inglese. Quest’ultimo episodio è risultato sicuramente molto controverso: molti elementi sono risultati strani e se la Russia avesse davvero voluto colpire questa ex spia, l’avrebbe fatto molto prima e soprattutto non avrebbe lasciato tutte queste prove, agendo poi così direttamente. Lo stesso Governo Gentiloni era rimasto perplesso anche se si è poi adeguato alle scelte internazionali, espellendo gli ambasciatori sul nostro territorio.

 

Ma le sanzioni cosa riguardano? Principalmente riguardano prodotti agroalimentari; frutta e verdura, formaggi, carne e salumi ma anche pesce. Un’industria molto fiorente nel nostro Paese dove siamo leader in Europa sotto questo aspetto. Oltretutto le tensioni hanno portato questa categoria ad allargarsi a prodotti complementari. Secondo uno stima di Coldiretti, gli export di questi prodotti nei confronti della Russia sono crollati: dal 2014 al 2017 c’è stata una perdita di almeno 10 miliardi di euro di indotto per l’Italia ed ogni anno si rinuncia a 3 miliardi. A questo punto viene da pensare e chiedersi se davvero queste sanzioni sono alla fine un bene. Vero che l’annessione della Crimea è stato qualcosa di sbagliato ma allo stesso tempo non riguarda direttamente noi ma più la lotta di influenza degli Stati Uniti che volevano un Ucraini indipendente. Poichè sembra evidente che la Russia non vuole certo invadere l’UE con i suoi mezzi militari, il privarsi di un partner commerciale così importante sembra una scelta completamente sbagliata. A questo punto sarebbe meglio che ogni singolo Stato possa decidere in autonomia se applicare queste restrizioni commerciali. In un’economia fragile come attualmente è quella italiana, un indotto di 3-4 miliardi all’anno potrebbe contribuire alla spinta del PIL. Per il bene della nostro economia questa decisione sarebbe un bene ma un eventuale veto potrebbe davvero isolare l’Italia nei confronti delle grandi potenze con riflessi e contro-mosse che potrebbero diventare imprevedibili.

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